Caro-benzina, Ceotto: «Colpo di grazia per la categoria degli Agenti e dei Rappresentanti di Commercio. Governo e Regioni intervengano tempestivamente»

Roma, 15 marzo 2022 – ll caro benzina rischia di assestare un colpo durissimo a tutta la categoria degli agenti e dei rappresentanti di commercio oltre 200mila in tutta Italia, già messa a dura prova prima dall’emergenza pandemica e sanitaria, poi dalla carenza di materie prime che ha influito negativamente sugli ordinativi.
E’ il grido d’allarme della Fisascat Cisl Nazionale «Dopo aver passato tutto il 2020 a far comprendere alle istituzioni come intervenire correttamente per dare dei sostegni concreti alla categoria – ha sottolineato il segretario nazionale Fisascat Cisl Mirco Ceotto - avevamo visto una certa ripresa nel 2021, grazie alle parziali aperture fatte dal Governo dovute all’entrata in scena dei vaccini. In alcuni settori, l’incremento degli ordini è stato talmente importante da lasciar supporre un recupero delle perdite del 2020».
«Purtroppo – ha stigmatizzato il sindacalista - ci siamo svegliati in una realtà per certi versi peggiore di quella precedente: mancanza di materie prime, aumento delle bollette di luce e gas, che portano i clienti a ridurre drasticamente gli ordini, e un aumento spropositato del carburante, indispensabile agli agenti di commercio per fare il loro lavoro. Tutti fattori che stanno mettendo in ginocchio la categoria».
«Come se non bastasse – ha chiosato - è arrivata la guerra che, di fatto, ha bloccato le porte dell’est Europa, dove gli agenti di commercio hanno aperto importanti mercati per le aziende italiane». Ceotto sollecita «un intervento tempestivo del Governo e delle Regioni per sostenere la categoria degli Agenti e dei Rappresentanti di Commercio».
«Senza coloro che favoriscono la vendita di beni e servizi – ha evidenziato - rischiano di esserci importanti ricadute su qualsiasi tipo di ripresa e un aggravio dei costi per le aziende, che dovranno trovare altri canali, decisamente più costosi, per promuovere e vendere i loro prodotti».
«Fermare questa categoria – ha concluso - significa bloccare lavoratori che movimentano ogni anno tra il 60% e il 70% del PIL italiano».
